Psicologia e finanza

di Pietro Di Paolo

 

 

Antonio Canova - Amore e Psiche   (Museo del Louvre)

 

 

 

GIOIA

TRISTEZZA

PAURA

RABBIA

DISGUSTO

DIFESE NARCISISTICHE

DIFESE IMMATURE

DIFESE NEVROTICHE

DIFESE MATURE

 

 

 

 

Emozioni e trading

 

Consigli e osservazioni sulle molteplici relazioni fra Psicologia e Trading, le emozioni ed i meccanismi di difesa: impossibile non ritrovare se stessi in questa pagina, importantissima e da leggere attentamente.

Operare sui Mercato in situazione di "assenza emotiva" è impossibile. Scopo di questo testo sarà quello di capire un po’ meglio come questo aspetto della nostra psicologia, le emozioni, entra nella gestione delle nostra scelte quotidiane.

Le emozioni, così come il pensiero e le azioni, contribuiscono al nostro stesso "essere" rispetto al mondo che ci circonda e non possiamo non tenerne conto anzi, esse aumentano il livello di critica e giudizio su ciò che facciamo quindi, imparare a riconoscerle e comprenderle in situazioni di stress complesso come l'operare sui mercati finanziari, può contribuire ad aumentare le nostre performances.

Le "Emozioni di base" sono 5: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto ed ognuna di esse "significa" qualcosa rispetto a ciò che succede intorno a noi e dentro di noi.



GIOIA

 

La Gioia, ad esempio, ci comunica che abbiamo "aumentato" il nostro "dominio cognitivo" rispetto a qualcosa: la scoperta di un nuovo amico, per esempio o, per essere più venali, un aumento di stipendio o, per restare nel campo, un guadagno in Borsa. In questi ed in tutti gli altri casi dove proviamo gioia, se analizziamo bene, scopriamo che il nostro bagaglio culturale, sociale, relazionale od economico è "aumentato".

Torniamo ora al trading e proviamo a pensare:
qual'è l'emozione che sentiamo quando, invece di guadagnare, perdiamo?

Per ognuno di noi la risposta è variabile e spesso, varia anche in noi con il passare del tempo, così è evidente che per qualcuno la risposta sarà "ho provato tristezza", qualcun altro dirà "rabbia", altri ancora "paura" o "disgusto".
In ognuno di questi casi il significato che stiamo attribuendo all'esperienza di perdita è diverso e, riconoscerlo significherà capire meglio il nostro modo di porci rispetto al "fare trading" e, come già detto, aumentare le nostre performances.

Proviamo a fare questo piccolo Test: pensate all'ultima operazione "in perdita" e cercate di ricordare qual'è stata l'emozione principale che ha accompagnato questa esperienza.



TRISTEZZA

 

L’esperienza emotiva di tristezza rimanda alla rappresentazione cognitiva di perdita.
E’ comune a tutti l’esperienza di tristezza provata quando si "perde" qualcosa: un regalo di qualcuno per noi "importante", un amico con cui si è litigato o, peggio ancora, qualcuno a noi caro che non c’è più.
Per restringere il campo alle operazioni di "trading", oltre alla perdita economica, la tristezza può rimandarci ad altre perdite. In particolare, come sottolineato in precedenti interventi, spesso il trading è un po’ una scommessa, solitaria contro tutti, riguardo i futuri andamenti ed il ritorno o non-ritorno economico è la conferma o meno alle nostre ipotesi. Perdere quindi significa dover riconoscere di essersi sbagliati, aver perso la scommessa e quindi "essere tristi".
L’emozione di "tristezza" è la più sintonica con l’esperienza di una operazione borsistica "in perdita", E’ abbastanza evidente: se si guadagna si gioisce, se si perde si è tristi. Vedremo in seguito che le cose non sono proprio così semplici per le altre tre emozioni (rabbia, paura e disgusto).
Come dire: chi al test ha risposto "sono triste" è sulla buona strada, sempre che l’emozione di tristezza sia meno frequente della gioia altrimenti sono dolori, significherebbe che le perdite superano i guadagni e sarebbe allora necessaria un’ulteriore analisi per scoprire le ragioni di questa ostinazione.
Un’ultima considerazione: se oltre essere tristi si prova anche una prolungata diminuzione della "stima di sé" e minor fiducia nelle proprie capacità, allora significa che il trading non è solo una scommessa contro il mondo ma anche una scommessa contro sé stessi, un "cercare conferme" delle proprie capacità e questo può risultare nel tempo molto pericoloso. Quella sulla "stima di sé" è una partita che si gioca da soli, nel silenzio della notte, e non di una sola, ma di parecchie, pensare di potersela giocare in una "botta" sola di trading "giusto", è pura follia.
 


PAURA


Una prima considerazione importante è che questa emozione si differenzia da tutte le altre quattro perché è un’emozione "del durante" e non "finale". Per capirci meglio, viene provata mentre (stato emotivo del "durante") sta succedendo qualcosa che rappresenta una minaccia a qualcos’altro che viene da noi considerato come "nostra proprietà" o, per restare in campo psicologico, "nostro dominio cognitivo". Se poi ciò si realizza (stato emotivo "finale") alla minaccia si sostituisce la perdita e, quindi alla paura subentra la tristezza.

Una piccola annotazione: che l’oggetto minacciato sia effettivamente nostro o meno non importa, quello che conta, ai fini di un’analisi emotiva, è che noi lo consideriamo tale.

Quindi, ancora una volta, dall’emozione provata possiamo risalire alla "rappresentazione mentale" di ciò che è in pericolo: uno scopo importante che ci siamo posti di raggiungere, di studio o di lavoro; un sogno che sta andando in frantumi; l’affetto di una persona importante che minaccia di lasciarci o, per tornare al nostro campo, un’operazione di trading che sta andando diversamente da come sperato (quindi pericolo di perdere soldi e di non raggiungere gli altri scopi "psicologici" che per noi rappresenta il trading (stima di sé, degli altri, realizzazione di futuri obiettivi ecc).

Da quanto abbiamo detto finora è evidente che questa emozione viene per lo più provata mentre l’operazione è in corso e rappresenta l’espressione di un’eccessiva esposizione operativa, sia in termini economici che psicologici: si è puntato troppo, si sta giocando al "tutto per tutto": o "la va o la spacca". Ancora una volta è evidente l’importanza dell’analisi e conoscenza delle motivazioni che sono a monte del nostro operare in Borsa e, secondo me, della necessità di considerare il trading per quello che è (un difficile modo per fare soldi) senza attribuirgli significati "altri" (essere bravi nel riuscire a fare previsioni e stabilire in anticipo come andranno le cose, cioè voler dimostrare a sé stessi o a qualcun altro le proprie capacità).

Ma sulle motivazioni penso torneremo a parlare quando avremo finito il nostro viaggio nelle emozioni.

Una seconda possibilità a monte di questa emozione è l’essere entrati sul Mercato senza aver considerato prima la possibilità di uscita con rigorosi stop-loss in funzione di quanto siamo disposti a perdere in quell’operazione, anticipando cioè psicologicamente la possibilità che le cose potrebbero non andare come vorremmo e quindi, nella malaugurata ipotesi che si verificasse, ciò non sarebbe una "minaccia improvvisa" ma solo uno "spiacevole evento previsto".

La differenza, anche in questo caso, sarebbe notevole in termini operativi: non rimarremmo paralizzati dalla paura, né reagiremmo spinti dal panico del momento ma metteremmo in atto quelle strategie già previste a priori, quando nella mente, ancora lucida, la minaccia della potenziale perdita era solo un’ipotesi, una fra le tante, di come sarebbero potute andare le cose; la più spiacevole ma, purtroppo, per questa volta quella giusta.

In conclusione provare paura è umano, ma non per questo dobbiamo rimanerci intrappolati. Anche la paura, come le altre emozioni, ha la funzione di comunicarci qualcosa e se impariamo a capire cosa vuole dirci, continueremo sì a provare paura ma saremo capaci, in quel momento, a reagire ad essa prontamente in modo da fronteggiare la "minaccia" in corso nel miglior modo possibile.


RABBIA

"La rabbia ci rende ciechi", dice un detto popolare, se i è ciechi non si vede e, quindi, si commettono errori, è evidente, quasi banale, infatti non è solo questo.

La nostra attenzione va all’emozione che si prova quando l’operazione è stata chiusa in perdita, quindi, se vogliamo, l’errore è stato già commesso. La rabbia che si può provare allora diventa un effetto, non la causa dell’errore e ci da la "lettura" che noi facciamo di quell’errore.

Provare rabbia, in termini di psicologia cognitiva, significa "sentire" di aver subito un torto o un’ingiustizia; attribuire a qualcuno diverso da noi le conseguenze (negative) di qualcosa. Anche in questo caso che l’ingiustizia o il torto siano reali o meno, poco importa ai fini emotivi.

Se il torto o l’ingiustizia sono reali, ben venga la rabbia, ma nel trading, la responsabilità dei nostri errori è solo nostra e prendersela con qualcuno o qualcosa, la cui misura è appunto la rabbia, significa mettere in atto (citando Freud), i meccanismi di difesa di negazione e proiezione, significa l’incapacità di prendersi le proprie responsabilità e le relative conseguenze. Significa l’impossibilità di tollerare la frustrazione che deriva dalla semplice accettazione di aver commesso un errore senza per questo sentirsi "meno capace", l’incapacità quindi di avere una visone di sé che tenga conto anche della possibilità di fare errori.

E’ evidente che una tale narcisistica e ipertrofica visione di sé non può essere che di ostacolo nelle proprie performances, siano esse operazioni di Borsa o altro.

La "negazione" dei propri errori e la "proiezione" su altri degli stessi impedisce quel basilare processo di apprendimento che è alla base del comportamento umano di "apprendere dall’esperienza" che significa avere la capacità di riconoscere, con un profondo senso di umiltà verso noi stessi, i propri errori… e non per colpevolizzarsi o denigrarsi, ma con l’unico scopo di migliorarsi cercando di evitare di commetterne in futuro.

Da quanto sopra è evidente che provare rabbia in modo costante ed intenso durante il trading è forse "l’indice" più importante riguardo un atteggiamento di fondo verso lo stesso non solo sbagliato ma molto pericoloso in quanto non attribuirsi la responsabilità della perdita fa sì che queste (le perdite) non vengano messe "nel bilancio" delle proprie operazioni: a nessuno verrebbe in mente di mettere sotto la voce "uscita" del proprio "budget" l’eventuale furto subito di dieci milioni!
 

 
DISGUSTO

Il Disgusto o più precisamente il Disprezzo, trova come connotato neurovegetativo un senso di ripugnanza o nausea, il primo verso qualcosa, in genere commestibile, il secondo verso qualcuno. La natura delle due emozioni è la stessa e, in genere, le riflessioni che si possono fare per la prima sono le stesse che per la seconda.
La differenza fondamentale tra questa e le altre emozioni già trattate, è l’intrinseca valenza sociale che essa assume come valutazione e conseguente reazione dei comportamenti che altri hanno assunto nei confronti di norme sociali chiare e condivise.

Il disprezzo nasce come reazione al comportamento di qualcuno che ha palesemente violato delle norme sociali. E’ quindi un’emozione che nasce dalla natura sociale dell’uomo e rappresenta una sorta di punizione verso qualche "ripugnabile" comportamento altrui. Quando si prova disprezzo, il rapporto con l’altro è troncato in maniera definitiva e, tornando al trading, se si arriva a questa emozione quasi sicuramente si è giunti ad un "punto di non ritorno": si è sviluppata in noi, lentamente, la consapevolezza che quella "lealtà" assunta all’inizio del "gioco", non esiste e che qualcuno si sta approfittando della nostra lealtà ed onestà. Nei confronti di questa consapevolezza, l'unica emozione possibile è il disprezzo e l’unica reazione è tagliare i ponti per sempre con queste persone e con quello che esse rappresentano, in altre parole… smettere. Smettere di avere a che fare con loro e quindi, nell’impossibilità di allontanare loro, perché superiori, andarcene investendo le nostre energie verso campi d’interesse più leali ed onesti.

Da quanto sopra esposto è chiaro un equivoco di fondo da parte di costoro: che la Borsa sia un luogo dove onestà è lealtà determinano le citate "regole del gioco". Certo, non significa che tutti quelli che operano debbano essere disonesti o sleali, ma che proprio fra le regole del gioco vanno contemplate la disonestà, il non rispetto di regole condivise: come dire: "unica regola, nessuna regola". Capire ciò ci pone in una posizione di "superiorità" rispetto agli altri, quelli che fanno il "gioco sporco" proprio perché si è in grado di "prenderli con le mani nel sacco". Il Disprezzo allora si trasforma in Derisione che rappresenta appunto: l’elemento attivo di ostilità e rabbia nei confronti del "disonesto" si è trasformato, grazie al senso di superiorità insito nell’assunzione della "regola" enunciata in un "ghigno di derisione", una sorta di: "credevi di farmela?…"

Un’ultima considerazione: proprio per quanto sopra detto, questo è "un gioco" in cui non si è tutti uguali, alcuni, quelli superiori, vincono, gli altri perdono! Non riuscire a passare dal disprezzo alla derisione significa essere incapaci di porsi in una situazione di superiorità rispetto agli altri, quindi o si interrompe il "gioco" o ci si rassegna ad "essere perdenti".

Abbiamo visto quindi che le "variabili" in gioco nel trading sono molte e quello sulle emozioni è solo uno dei tanti punti di vista possibili… punti di vista personali che affondano le loro radici nel profondo dell’inconscio e che danno ragione a quanti credono, ed io sono tra questi, che in Borsa, il "nemico" principale, quello con cui dobbiamo fare continuamente i conti per evitare di perdere, è il nostro "Sé", la sua impulsività… i suoi istinti ed emozioni… le sue motivazioni nascoste e le sue aspettative profonde… al cui interno si nasconde insomma il significato stesso del nostro "Esistere".



I meccanismi di difesa (mdd)

I meccanismi di difesa nel trading perdente
. Iniziamo a chiarirci sugli obiettivi che vogliamo raggiungere, gli aspetti sui quali vogliamo aumentare il nostro "dominio cognitivo"…

Naturalmente al centro del nostro interesse è il trading perdente (TP), "naturalmente" perché quando il trading è vincente va tutto bene, non abbiamo niente da rimproverarci o su cui riflettere... magari sbagliando perché anche capire quali sono gli "atteggiamenti mentali" e le "strategia operative" vincenti potrebbe aumentare le nostre conoscenze su questo affascinante mondo.

Ma torniamo al nostro trading perdente che, non può e non deve essere considerato un "errore", ma un momento necessario ed inevitabile all’interno della nostra strategia globale di trading.

Vista così allora, viene spontaneo chiedersi: "difendersi da cosa, e perché?" Se singoli episodi di perdita sono da considerarsi inevitabili a cosa serve difenderci da essi?

La perdita comporta un’emozione di tristezza, di rabbia oppure di disprezzo. Non sempre siamo capaci di tollerare le emozioni negative, anzi, molto spesso, soprattutto quando queste si ripetono nel tempo, comportano un tale stato di sofferenza e disagio che facciamo di tutto per eliminarle, mettiamo in atto dei meccanismi, di difesa appunto, per mezzo dei quali riusciamo ad evitare di "vivere" la spiacevole esperienza emotiva negativa (penso sia anche per evitare qualcosa rispetto alla nostra autostima, ma di questo parleremo più in un altro momento).

Certo, così facendo non permettiamo all’emozione di svolgere il suo compito "informatore" magari indicandoci che qualcosa non sta andando per il verso giusto. Il risultato a questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti: se mi mancano le informazioni emotive relative all’episodio di TP vissuto non riesco a dare ad esso il giusto significato correndo così il rischio di poter continuare a perseverare all’infinito.

Finisce quindi che, paradossalmente, dovremo trovare dei meccanismi di difesa contro i meccanismo di difesa.

Se qualcuno avesse pensato, leggendo il titolo, che avremmo parlato dei meccanismi di difesa per "difenderci" dal TP si è sbagliato di grosso. Non esiste difesa che accettarlo, il TP, e valutarlo in relazione al nostro trading vincente per valutare se, come e quanto dobbiamo modificare la nostra strategia.

Il nostro obiettivo allora sarà un altro: imparare a conoscere e capire quali atteggiamenti mettiamo in atto nel TP, i meccanismi di difesa in questione appunto, per poi verificare quanto questi effettivamente ci aiutano o, al contrario, ci ostacolano nella ricerca della nostra strategia globale di trading.

Prima di andare avanti cerchiamo di chiarire meglio quanto finora espresso:

Partiamo da una definizione di meccanismo di difesa: "… processi intrapsichici operanti in modo difensivo al fine di evitare o ridurre l’ansia e mantenere integra l’autostima personale…".

Interessante anche questa considerazione: "… L’adozione dei vari meccanismi di difesa, se impiegata in un modo occasionale e senza impedire una valutazione corretta dei problemi, può produrre momentanei sollievi e validi sostegni proteggendo la persona per tutto il tempo necessario per la ricerca di soluzioni realistiche. Se al contrario l’uso dei meccanismi di difesa è così massiccio da generare sistematici autoinganni, negazione degli impulsi e mascheramento delle proprie motivazioni, l’esito psicopatologico non può essere evitato…".

Naturalmente noi ci occuperemo di questa seconda modalità…

Abbiamo detto, dunque, che ogni esperienza comporta un’emozione che ha un significato comunicativo per il nostro inconscio.

Abbiamo detto anche che, quando questa emozione provoca sofferenza, a volte, mettiamo in atto dei meccanismi di difesa, nei confronti proprio di questa sofferenza, con un duplice risultato: da una parte sollievo psicologico-emotivo (positivo) dall’altra mancanza della relativa informazione inconscia (molto negativo).

La conoscenza di questi meccanismi di difesa fa sì che, nel prendere atto della loro presenza e del loro significato, riusciamo a riconoscere e rivivere l’esperienza emotiva nei confronti della quale eravamo intervenuti. Rivivere emotivamente l’esperienza sarà in parte doloroso e frustrante ma nello stesso tempo indispensabile se veramente vogliamo conquistarci un atteggiamento adulto e maturo nei confronti della nostra Strategia Globale di Trading, recuperando proprio l’informazione emotiva inconscia che era andata persa con l’agito dei meccanismi di difesa…

Vediamo ora quali sono i meccanismi di difesa classici (quelli teorizzati da Freud), parafrasando i quali cercheremo di sviluppare il nostro discorso:

DISTORSIONE – NEGAZIONE - PROIEZIONE - REPRESSIONE O RIMOZIONE - SPOSTAMENTO O SUBLIMAZIONE – RAZIONALIZZAZIONE - SOMATIZZAZIONE E IPOCONDRIA - CONTROLLO - IDEALIZZAZIONE PRIMITIVA E SCISSIONE - FANTASIA SCHIZOIDE


Divideremo i nostri meccanismi di difesa in 4 gruppi, secondo il grado di maturazione necessari all’individuo per metterli in atto.

Sempre per tradurre in "denaro": i primi sono i più strani, quelli più difficili da percepire ed i più "pericolosi", gli ultimi, i più "maturi" e, quindi, meno pericolosi. Per "pericolosi" si intende, nel nostro caso, rispetto alle possibilità di rovina economica per il ripetersi inconsapevole di trading perdenti.

 

 

 

DIFESE NARCISISTICHE

DIFESE IMMATURE

DIFESE NEVROTICHE

DIFESE MATURE

 

1. Distorsione

2
. Negazione

3
. Proiezione

4
. Idealizzazione primitiva e scissione

 

 

1. Somatizzazione

 

2. Ipocondria

 

3. Fantasia schizoide

 

1. Repressione o rimozione

 

2. Spostamento

 

3. Controllo

 

4. Razionalizzazione

 

1. Sublimazione

 

2. Umorismo



DIFESE NARCISISTICHE

Tutti conosciamo il Mito di Narciso: il giovane si specchia nelle acque dello stagno e si innamora della propria immagine riflessa… tenta di abbracciarsi ma perde l’equilibrio cade nell’acqua e muore, affogando praticamente in sé stesso… questo è l’epilogo, in cui è evidente la pericolosità ai fini della propria sopravvivenza di "centralizzare" sé stessi rispetto al mondo circostante. Non conosciamo l’inizio della storia ma certamente troveremmo qualcosa come "una primordiale e profonda delusione" oppure "una catastrofe affettiva"… qualcosa che darebbe il senso della necessità della "sopravvivenza di ", altrimenti impossibile senza quel "piccolo" stratagemma. Una sopravvivenza nel caso considerato temporanea, vista come è finita la storia, ma che almeno ha dato una "chance" in più… un’ultima possibilità che il giovane non è riuscito a cogliere forse proprio perché non si è reso conto della "irrealtà" dell’esperienza che stava vivendo…

Sempre cercando una "traduzione" del concetto, si potrebbe dire che il narcisismo è l’espressione di una confusione tra un "senso di Sé" ancora in fasce ed il modo esterno vissuto ancora come "proprietà" del Sé, appunto, e non come qualcosa di esterno ad esso… è il modo con cui il bimbo appena nato riesce a vivere, anzi a sopravvivere al "trauma della nascita", finchè non sopraggiungono, in relazione ad un necessario sviluppo psicofisico, nuove e più funzionali difese…

Distorsione, negazione proiezione idealizzazione primitiva e scissione insomma rischiano di essere la nostra immagine riflessa e, come accadde per Narciso, se non ne comprendiamo la temporanea valenza difensiva, causa della nostra "morte economica"…

… Come vedremo in questi casi la realtà immaginata è così diversa dalla realtà "reale" che si è veramente incapaci di "leggere" le esperienze negative fatte per quello che veramente sono state così da metterci al sicuro dalla loro relativa "ansia angosciante"…

Una "vittoria di Pirro", che, nel tempo, può portarci alla rovina…

E’ necessario crescere, nelle nostre difese, passare almeno da queste (narcisistiche) a quelle "immature" che, anche se tali sono comunque preferibili alle prime…

Il passaggio al significato di "Immaturo" porta in sé automatica la riflessione sul suo opposto, la Maturità… questo è uno di quei casi in cui si definisce un concetto tramite la negazione dell’opposto: "è ciò che non è il suo contrario" (Immaturità = Non-Maturità).

Per "Maturità" intendiamo il raggiungimento e completo sviluppo di quell’equilibrio nella capacità di "Mutua relazione sociale" che è caratteristica specifica della "Specie Umana", o più semplicemente "Maturi" lo si è nel momento in cui si diventa pienamente consapevoli di Sé come diversi dall’Altro (quindi dal mondo circostante) e, soprattutto, quando ci si rende conto che questo – il mondo – va avanti benissimo anche senza la nostra collaborazione…!

"Tutti si è utili e nessuno è indispensabile"... e per arrivare a tanto è necessario un grosso momento di umiltà per tollerare la relativa frustrazione, soprattutto venendo da una posizione esattamente contraria, quella cioè in cui ci si sente "narcisisticamente" padroni del mondo semplicemente perché non si è riusciti a distinguerlo da noi e, quindi, a capire che essere "padroni di sé stessi" ed essere "padroni del mondo" sono due cose diverse…

… Il significato dei 4 gruppi di riferimento allora sarà quello di osservare l’Uomo in quattro momenti differenti rispetto alla propria "costruzione di Sé" secondo un processo di crescita che la porta ad arrivare a vivere in maniera armonica e solidale con il mondo circostante passando dalla prima alla quarta fase… saltando la terza!

Eh sì, perché la terza, quella nevrotica in cui peraltro tutti chi più chi meno, chi in una "Area Sociale" (famiglia, lavoro, scuola, affetti) chi in un'altra, ci ritroviamo non si può intendere proprio una "evoluzione di una fase di sviluppo normale", anzi è esattamente l’opposto: l’arresto dello sviluppo ad una fase "immatura" appunto.

E’ qui, nell’area nevrotica, che incontreremo i problemi maggiori perché, mentre i meccanismi di difesa che la riguardano sono sicuramente meno "arcaici" – cioè incomprensibili – e distruttivi di quelli narcisistici, esistono e vengono attivati a causa delle problematiche complesse che hanno arrestato a quel livello (ed in quell’area) lo sviluppo del proprio Sé… Come dire che il trading, un po’ come tutto quello che facciamo, è uno specchio che riflette il modo con cui rapportiamo noi al nostro Sé e questo agli altri… Se avremo raggiunto un adeguato sviluppo saremo in grado di tollerare sufficientemente le sue frustrazioni, magari facendoci aiutare dai meccanismi di difesa "maturi", altrimenti inevitabilmente si apre davanti a noi la Nevrosi in tutta la sua complessità e "perversione": un continuo "muoversi" facendo un passo avanti ed uno indietro, in pratica, quindi, si resta fermi.

Abbiamo definito i contorni, i confini della spazio all’interno del quale ci inoltriamo per le nostre riflessioni.

A questo punto dovrebbe essere chiaro quindi che se parliamo di "distorsione", ad esempio, ci riferiamo ad una difesa del gruppo "Narcisistico"… problematico, certo, ma sempre "fase di sviluppo"… una "tensione a muoversi" che trova degli incomprensibili ostacoli (almeno apparentemente tali) alla sua naturale evoluzione. Le difese di questo gruppo hanno, comunque, insite in loro, la voglia di muoversi che, come una molla "contratta", quando giustamente incanalate, portano rapidamente alle fasi successive di "sviluppo maturo".


1. Distorsione


"La realtà esterna è grossolanamente rimodellata per soddisfare le necessità interne – comprese convinzioni megalomaniche irrealistiche – e viene usata per sostenere sentimenti di superiorità o di pretesa deliranti" o per controllare l’ansia rispetto alle proprie procedure di analisi e previsione futura.

Di "rimodellamenti" della realtà esterna, l’analisi, quella tecnica, ne è fin troppo piena…

Se assumiamo come "realtà" il valore, il prezzo vero ("reale", appunto), dell’oggetto della nostra analisi (quotazione azionaria del titolo "XYZ" o valore dell’Indice di riferimento) possiamo facilmente renderci conto come tutti, o quasi, gli indicatori usati nella nostra quotidiana "analisi tecnica" non sono altro che una distorsione della realtà esterna.

Pensiamo al concetto di "Media mobile" in tutte le sue varianti (semplice, esponenziale, pesata ecc) ed estensioni (a 3gg, a5gg a 7gg… a 50gg ecc) e che dire poi di Momentum, RSI, Ad-line, Bollinger e chi più ne ha più ne metta…

Non vuole certo dire che tutte queste procedure siano inutili o "false", certo è che forse parte del loro successo lo devono alla loro capacità di "soddisfare la necessità interna e tranquilizzarsi" rispetto alla possibilità che la realtà futura possa andare nella direzione da noi prevista. Ecco il paradosso svilupparsi davanti ai nostri occhi in tutta la sua grandezza: non siamo noi a dover modificare in modo plastico le nostre previsioni ed "adeguarci" agli imprevedibili sviluppi della realtà esterna ma è lei a doversi adeguare a noi e lo fa attraverso la elasticità dei suoi "indicatori".

Un esempio può chiarire meglio:

Ipotizziamo di essere "ribassisti". Abbiamo svolto la nostra analisi rispetto alla Media mobile (MM) a 5 gg. semplice, che l’indice (il FIB30) ha "tagliato". Ipotizziamo ora che il Fib domani fermi la sua discesa e torni a salire tornando, magari dopodomani, sopra la sua MMa5, quale sarà la nostra reazione? In teoria, secondo logica dovremmo dire "il ribasso è finito", "si torna a salire, ma quanti di voi, onestamente, non saranno piuttosto tentati di modificare l’estensione della prima MM a 5 allungandola, a10 o magari a 20 e dire, così: "no, il ribasso ancora non è finito, siamo in pull-back e poi si torna a scendere…".

Ecco, vedete, la nostra realtà "distorta", rappresentata dalla Media mobile finisce con l’essere, grazie alla sua "plasticita", un tranquillante rispetto all’ansia relativa all’ipotesi di esserci sbagliati rispetto al "ribasso" che quindi in soldi che in esso abbiamo riposto non sono ancora del tutto persi.

L’esempio appena fatto per la "Media Mobile" può facilmente essere "reimpostato" per tutti gli altri tipi di indicatori conosciuti ed usati.

A questo punto, tre ultime considerazioni:

E’ necessario "riscoprire" l’uso ed il significato degli strumenti che normalmente usiamo per l’analisi: un modo per "leggere" e "capire" la storia e non per "predire" il futuro
.
Qualsiasi strategia noi facciamo rispetto alle possibilità degli sviluppi futuri deve contenere "in automatico" le scelte e gli interventi da attuare anche e soprattutto se le cose non vanno come da noi previsto, lasciando le riflessioni sui "come" e "perché" ci siamo sbagliati ad un altro momento. Dall’esempio fatto è chiaro il significato "anti-ansia" del meccanismo di Distorsione appena descritto. Dovrebbe essere altrettanto chiara la sua "temporaneità" nel senso che, passando le ore ed i giorni (se effettivamente il mercato ci "va contro" e noi siamo lì, inermi ma tranquilli, ad osservarlo), l’ansia scompare da sé insieme ai soldi del nostro investimento lasciando il posto ad una sensazione di vuoto e ad un’amarezza che è possibile colmare solo con l’ipotesi di un nuovo trading vincente, ma forse così pensando stiamo già mettendo in atto un altro di questi famigerati "meccanismi di difesa".

Per evitare di perdere di vista che la realtà, quella vera, è solo e sempre il grafico dei prezzi, diamo ad essa uno "spessore" maggiore rispetto a tutte le altre linee che riempiono, spesso in maniera caotica, il nostro grafico, in modo da sottolinearci sempre che quella, e solo quella, è la realtà che deve essere sempre al centro dei nostri "pensieri"…

Quindi stiamo sviluppando il nostro grafico, lo vediamo disegnarsi quasi da solo sul nostro monitor, con le sue barrette colorate. Cerchiamo di dargli un senso o, meglio, speriamo che "lui ci parli", che ci dica qualcosa… che possa darci indicazioni su quale sarà la futura direzione. E’ curioso che questo avvenga non solo prima di essere "entrati" nel mercato, prima di aprire una "posizione" intendo, ma anche e soprattutto dopo.  

Voi mi direte: "… è naturale, devo controllare il mio investimento". Certo, detta così avete ragione, ma non era questo che intendevo. E’ logico e naturale che si torni periodicamente ad osservare "come sta andando" il nostro investimento, meno logico che si cerchi di "volere conferme" che questo stia andando bene.

Per spiegare meglio: io mi metto davanti al mio grafico colorato, "leggo" i parametri studiati e "vedo" che ci sono delle buone prospettive perché l’indice salga, … una salita non rapida, il rialzo dovrebbe essere così abbastanza affidabile, ho una mia idea sul rapporto tra velocità e movimento… apro una posizione lunga.

Il giorno dopo vado a vedere come sta andando il mio investimento: l’indice è salito dello 0,8 %, sui massimi della giornata, escursione min/max relativamente contenuta, trovo tutte le conferme alle mie previsioni.

Passa un altro giorno e poi un altro ed un altro ancora… tutto sta andando come previsto.

Una sera, apro il grafico e mi accorgo che l’indice è sceso dell’1,8% ed è sui minimi della giornata…

Come continua la storia?

Abbiamo tre possibilità:

 

  1. Entro in fibrillazione, comincio a sudare, faccio tutti i conti di quanto sono in guadagno, di quanto ho "perso" quel giorno, di quanto non avrei perso se avessi guardato prima il monitor, inizio a ripetermi quanto sia stato sciocco non averci pensato (alla necessità di una correzione dopo tutti quei rialzi), quanto sia stato stupido per… Vado avanti così tutta la notte aspettando la mattina per chiudere la posizione.
  2. Leggo la diminuzione dell’indice come una necessaria correzione… i parametri sono ancora "quasi tutti" al rialzo quindi non ho niente da temere… anzi, "…domani dopo la correzione di oggi, sai come risale!"
  3. Leggo come fine del movimento di moderato rialzo la pesante correzione con aumento evidente delle escursioni min/max… d’altra parte prima o poi doveva finire no? Anzi, lo stavo quasi aspettando qualche segnale di inversione… ed un segnale di inversione presuppone sempre una "perdita", o, per dirla meglio, "una diminuzione del potenziale guadagno in essere", altrimenti che segnale di inversione è?

 

 

2. Negazione

Ecco, la seconda possibilità è la messa in atto del meccanismo di difesa della "Negazione". Negazione della realtà quindi, quella realtà, nel nostro caso, invece evidente nella analisi della terza possibilità. Una realtà che deve essere immaginata e prevista già all’inizio, prima di aprire ogni qualsiasi posizione. Non solo stabilendo precise strategie di stop-loss, ma anche precisi criteri di stop-trading, altrimenti si corre il serio rischio di mettere in atto la Negazione quasi inconsapevolmente, per difenderci dall’ansia dell’incerto, dell’imprevisto, del non sapere che fare e, soprattutto non sapere perché.

Quindi, a conclusione, anche in questo caso appare evidente la non-utilità del meccanismo di difesa se non ai fini di preservarci dagli effetti "distruttivi" dell’ansia e della disistima personale.

3. Proiezione
 
Possiamo definire la Proiezione come: "La percezione e la reazione nei confronti degli impulsi interni inaccettabili e dei loro derivati si realizzano come se questi fossero al di fuori di sé".

Gli "impulsi interni inaccettabili e loro derivati" sono, nel nostro caso – trading perdenti – la sensazione di sconfitta e fallimento, la diminuzione marcata della propria stima di Sé.. la rabbia verso un senso di giustizia che sembra toccare tutti tranne noi… così la sfortuna sembra accanirsi verso i nostri trading… ma noi alla sfortuna non crediamo… il fatto è che noi, in fondo, siamo dei "buoni", crediamo ancora "nelle favole"… così è facile che gli altri si approfittino della nostra bontà… cosa ci vuole… è scritto in tutti i libri che alla rottura di una trendline segue un pull-back… è facile così per "Loro" costruire una trappola per rialzisti… sono potenti "Loro", le "Mani Forti"… muovono con facilità il mercato, è loro la colpa se i nostri trading risultano perdenti in continuazione, non nostra... noi saremmo bravi e capaci di risultati se "le regole fossero uguali per tutti" ed il gioco non fosse truccato…

Ecco, la vecchia storia delle "Mani Forti" mi sembra descriva bene, sia nella teoria che nella pratica, il meccanismo della Proiezione…

Quindi grazie alla Proiezione è possibile salvaguardare la propria autostima ed esprimere la rabbia verso "qualcuno diverso da noi". Che poi questo "qualcuno" esisti davvero poco importa, il nostro obiettivo, sopravvivere ad impulsi interni inaccettabili, è stato raggiunto.

E’ importante individuare e cercare di ridurre al minimo l’attuazione di questo pericoloso meccanismo perché, come detto, porta alle inevitabili percezioni alterate della realtà dovute all’approccio narcisistico, in cui il Sé è poco definito e proprio per questo poco tollera diminuzioni del proprio valore personale.

In un primo momento bisogna cercare di capire quanto il meccanismo della Proiezione è presente nei nostri schemi cognitivi.

A questo scopo è possibile cercare di valutare "la sua portata" nelle quotidiane frustrazioni non necessariamente solo di trading. E’ evidente infatti che, poiché il trading è solo una delle tante espressioni del nostro modo di essere, i meccanismi di difesa abitualmente "posti in essere" in esso sono gli stessi che utilizziamo altrove.

Concretamente si può procedere ad un elenco degli "episodi frustranti" (non solo di trading) della settimana aggiornandolo quotidianamente esprimendo in una colonna a fianco ad ogni episodio, un parere riguardo il soggetto causa della frustrazione stessa. Quindi si passa ad una valutazione:

Se il numero di episodi in cui "la colpa" è attribuita a "qualcuno diverso da noi" è superiore ai 2/3 degli stessi allora è presumibile che "la Proiezione" è uno dei nostri abituali meccanismi di difesa…

Se è evidente che preferiamo la "Proiezione" agli altri m.d.d. dobbiamo cercare di aumentare la tolleranza rispetto ai propri errori e questo è possibile farlo, paradossalmente, aumentando le conferme rispetto ai propri risultati positivi (anche in questo caso non necessariamente solo di trading), magari con un "elenco" a due colonne analogo al precedente: a sinistra "l’oggetto" della nostra "soddisfazione" ed a destra l’importanza che diamo all’evento.

E’ evidente infatti che, essendo più convinti del proprio "valore personale" e delle proprie capacità, si raggiungerà un grado di autostima tale da poter tollerare momentanee "defaillances" senza dover chiamare in causa in maniera paranoica e quindi proiettiva l’intervento di altri (le "mani forti" nell’esempio di cui sopra) chi si prendano il carico delle "nostre colpe".

Questa è solo "una" possibilità, "una fra tante"… la realtà, fortunatamente, non permette mai un solo punto di vista…


4. Idealizzazione primitiva e scissione

Idealizzazione primitiva: gli oggetti esterni, che sono visti come "completamente buoni" o "completamente cattivi", sono irrealisticamente considerati dotati di grande potere
. Più comunemente, gli oggetti "completamente buoni" sono considerati onnipotenti o ideali, mentre la cattiveria degli oggetti "completamente cattivi" è esageratamente accentuata.


Scissione: gli oggetti esterni sono suddivisi in "completamente buoni" e "completamente cattivi", ma vi può essere un passaggio improvviso di un oggetto da una categoria ad un’altra. Si può avere l’improvvisa e completa inversione dei sentimenti e delle concettualizzazioni su una persona.

In questo caso l’anima del trader viene fuori prepotente con riferimento al rapporto perverso tra il trader ed i "suoi" trading systems (Ts).

Tutto nel trading system è ambivalente e perverso. La natura stessa del Ts ci induce a questa riflessione soprattutto se lo si osserva in relazione a colui che lo ha costruito o, in caso contrario, che comunque lo ha scelto per avere i famosi "segnali automatici" di "entrata" ed "uscita". Se così davvero fosse il Ts dovrebbe essere collegato direttamente con il telefono della Sim, allora sì che sarebbe automatico.

Ma così non è. Chi legge i segnali, chi decide alla fine se telefonare o meno, se entrare o restare coraggiosamente alla finestra è il trader e solamente lui.

Il Ts è parte del proprio , questo è il punto (e ciò è ancora più evidente nel caso in cui è stato proprio lui a costruirlo e tararlo) è parte del proprio Sé ma è qualcosa di estraneo a Sé, e questa ambivalenza permette, secondo i casi di idealizzarlo onnipotentemente o di "ricacciarlo nelle tenebre" degli ultimi cassetti della sua scrivania, indignato e sconfitto.

Il Ts è, o almeno dovrebbe essere solo un mezzo per capire come e dove stanno (forse) andando i Mercati, se poi si decide, all’interno della nostra strategia di trading globale, di scegliere i suoi segnali per operare in situazioni predeterminate ("si entra solo quando…" – "… e si esce quando arriverà…") è una scelta del tutto personale e la validità di questa scelta, come del Ts in questione, potrà essere verificata solo se la somma dei "segnali che portano guadagno" sarà maggiore a quella dei "segnali in perdita" inevitabilmente presenti, anzi, per dirla meglio, se la somma dei guadagni procurati dai primi (i segnali "buoni") è superiore alle perdite generate dai secondi (quelli "cattivi").

In conclusione è comunque bene ricordare che riconoscersi in questo o quel "meccanismo", anche se del gruppo "narcisistico" non vuole assolutamente significare avere dei "problemi" o essere "psicologicamente deboli". Tutti, chi prima chi poi, chi per una volta sola chi abitualmente mettiamo "in atto" questi meccanismi, quindi riconoscersi in essi significa sviluppare quella conoscenza di sé necessaria al fine di comprendere la natura ed il significato delle proprie scelte e degli obiettivi posti.

 

Abbiamo terminato le riflessioni sul primo gruppo, quello delle difese narcisistiche.

Il naturale sviluppo del nostro discorso, così come anticipato, ci porta inevitabilmente a crescere un po’… ad abbandonare le posizioni confuse ma relativamente tranquille, almeno a livello emozionale, del "mondo narcisistico" e ci avvicina alla consapevolezza delle responsabilità del "mondo degli adulti".  Ci "avviciniamo" al mondo degli adulti ma la strada da fare per raggiungerlo è ancora lunga.

Fermando la nostra attenzione alle "difese immature", ci accorgiamo facilmente infatti di trovarci, con questo gruppo di "meccanismi", in quel "momento di passaggio" tra infanzia ed età adulta che è tipico della pre-adolescenza e dell’adolescenza: quel periodo caratterizzato dalla presenza del mondo della scuola in tutte le sue tappe come principale riferimento di socializzazione e di crescita dell’individuo.

E’ questo il momento in cui si è ormai giunti alla consapevolezza di "Sé" come "diverso ed estranei dell’altro", però non si è ancora ben capito il perché… e soprattutto si cominciano a cogliere le contraddizioni tra sensazioni psicologiche e percezioni fisiche (il "mal di pancia" che sopraggiunge in alcuni bambini ogni mattina al momento di dover